
Treviso. Non c’è via di scampo, senza alcun dubbio. Qui si rischia grosso, e molto. Basta veramente poco per finire dritti dritti nella banca dati dei c.d. “Leoni da tastiera” (che brutta definizione poi). Già è di per sé sgradevole puntare il proprio dito indice verso il prossimo quando, ed è altissima la probabilità, si è portatori (sani?) di una disabilità metacognitiva dalla nascita, con l’aggravante del neurone bradipo e, ancora peggio, del Disturbo Specifico dell’Apprendimento (manca solo il certificato medico ufficiale che confermi la presenza di tutte le patologie elencate).
Figuriamoci quindi mettersi a scrivere un editoriale (scusate il parolone) nei confronti di una specifica categoria di esseri umani, quella dei giornalisti (in realtà non sono i soli), che hanno (forse se lo sono del tutto dimenticato o lo hanno, ancora più grave, gettato di proposito nel cestino) un fondamentale ed imprescindibile compito sociale.
Oltre a quello del rispetto dell’Etica nello svolgere il proprio compito nell’ambito dell’informazione, in tutte le sue forme oggi disponibili, dovrebbero ricordarsi ogni santo giorno che la difesa e la tutela della lingua italiana, pur non essendo presente nel loro contratto nazionale di categoria, dovrebbe rientrare invece in modo significativo tra i loro fondamentali obblighi e doveri professionali, se non anche morali e culturali.
Dovrebbero UMILMENTE ricordarsi di non essere stati affatto nominati d’ufficio, o da chissà quali plutocratici poteri forti occulti deviati stranieri, quali paladini del processo di boicottaggio prima, della sostituzione poi e, infine, della definitiva cancellazione del nostro idioma ufficiale: l’ITALIANO (!!). Quello che del resto da molto tempo non si parla più e non si scrive più nella nostra complessata comunità di sbandati digitali e non di questi anni.
L’INGLESE (!!!), per quanto indiscutibilmente sia diventato oramai l’idioma ufficiale nel campo della politica, in quello dell’economia internazionale, nella medicina, ecc., fino a prova contraria non risulta essere ancora la nostra nuova lingua ufficiale. Per non scordarci degli altrettanto superflui forestierismi provenienti da altri paesi del nostro continente.
Che strana lingua parlata e scritta sia quella che si sente e si legge ovunque oggi resta un irrisolvibile mistero. Chi sono quei geni della comunicazione che hanno deciso, in modo autonomo oppure su un preciso ordine di un’occulta organizzazione massonica di “guzzantiana” memoria, di procedere alla oramai evidente e sistematica opera di messa al bando del nostro vocabolario italiano, della nostra grammatica italiana, della nostra PLURISECOLARE CULTURA ITALIANA, risultano del tutto sconosciuti. Colpevolmente anonimi.
Le “fighette” ed i “fighetti” (ci scusiamo per gli sgradevoli aggettivi ma siamo STRAINC****TI!) che pedissequamente procedono in modo inesorabile a questa imbarazzante, a questa volgare, a questa mortifera operazione di sostituzione “culturale”, oramai risultano essere del tutto assuefatti dalla loro odiosa operazione di depennamento del nostro ricchissimo patrimonio lessicale.
A volte le giornaliste ed i giornalisti delle emittenti radio e dei canali televisivi si accorgono di avere esagerato con gli anglismi e con i forestierismi di turno ma, per loro stessa colpa, non si ricordano più il termine corrispondente in ITALIANO (nove volte su dieci esistono nella versione italiana e, addirittura, con più opzioni a scelta!!).
Così, dopo l’ennesimo balbettio, l’ennesima incertezza per il vuoto di memoria a causa del loro oramai impoverito archivio di termini italiani, tristemente ripiegano sull’inutile e venefica parola straniera.
Ancora più disarmante è che capita anche di sentirli usare le parole corrette del nostro lessico comune (47 mila vocaboli!!) ma quasi subito si correggono per utilizzare di corsa quella di oltre confine. Che siano timorosi di poter essere accusati di una mal celata nostalgia per il Ventennio del Secolo Breve? Ma Maria Vergine, VERGOGNEVE, ma veramente VERGOGNEVE!
Questo è l’alto livello di professionalità che ci regalano da molto tempo i “creativi” della comunicazione contemporanea “italiana”? Si direbbe proprio di sì.
Che sia in un programma di approfondimento, di semplice intrattenimento, di commento degli avvenimenti sportivi, e così via, la nuvola di oppiacei fuorilegge non ha mai cessato infatti di produrre i suoi deleteri effetti su tutti coloro che, ahinoi, non si sono mai prodigati nell’arginare e, in seguito, nell’eradicare questa assurda pandemia di ridicoli anglismi e di inutili forestierismi.
Per noi, molto umilmente, alla Fantozzi per intenderci, le ragioni di fondo sono del tutto chiare. Se non si rispetta il nostro idioma ufficiale significa che ci si vergogna di esso. Se non ci si attiva per difenderlo e per tutelarlo a dovere vuol dire che ci vergogniamo di essere italiani. Se non ci adoperiamo a salvaguardare le nostri origini culturali evidentemente si prova vergogna di esse. Saranno pure delle banali congetture ma, per chi scrive, non ve ne sono delle altre di più qualificate.
A tutti coloro i quali se ne fregano bellamente di rispettare l’ITALIANO, grazie mille per la vostra per nulla invidiabile “professionalità”. A tutti coloro i quali non hanno affatto a cuore la difesa ed il destino della nostra lingua ufficiale, grazie mille per il vostro banalissimo complesso d’inferiorità!
PS: di seguito alcuni esempi di quanto possa essere del tutto ridicolo l’uso di parole straniere.
Fra quelle che risultano essere le più comiche e le più inutili “weekend” ha un suo posto d’onore. Un termine INGLESE che è composto da “week”, ovvero “settimana”, e “end”, “fine”. Ma c’è proprio da vergognarsi a dire oppure a scrivere semplicemente “FINE SETTIMANA”?
Seguono in ordine sparso:
“Store”: negozio, punto vendita, bottega, rivendita, emporio, laboratorio, salone.
“Showroom”: sala, salone di esposizione, mostra, mostra-mercato, punto, spazio espositivo.
“News”: notizie, ultime notizie, aggiornamenti, informazioni, novità.
“Escalation”: aumento progressivo, crescita graduale, esponenziale, il crescendo, l’intensificarsi, l’incremento, la progressione, il dilagare, l’inasprimento, la spirale.
“Summit”: incontro al vertice, riunione strategica, vertice di alto livello.
“Report”: rapporto, resoconto, rendiconto, relazione, cronaca.
“Briefing”: riunione, informativa.
“Performance”: prestazione, prova, risultato, numero, esibizione, interpretazione, esecuzione, rappresentazione, evento, avvenimento, spettacolo, manifestazione, rendimento, risultato, l’affermazione, il successo, la riuscita, la resa, la produttività.
“Spoiler”: anticipazione, rivelazione, anteprima di un finale, guastare, rovinare la sorpresa, svelare un finale.
“Task force”: unità, gruppo operativo.
“Team”: squadra, gruppo, scuderia.
“Trend”: tendenza, evoluzione, moda, orientamento.
“Top”: al vertice, in alto, al meglio, al massimo, al culmine, al più alto grado, nella piena condizione, in piena forma.
“Standard”: modello di riferimento, pietra di paragone, campione, punto di riferimento, livello qualitativo, quantitativo, tenore di vita, prestazione abituale, normale,usuale, canonico, regolare,tipico, medio, uniformato, uniforme, omogeneo, (contratto) tipo, tipico, modello, formato.
“Okay”: va bene, d’accordo, ho capito, certo, siamo intesi.
“Tool”: strumento, programma, utilità, programmino.
“Skill”: abilità, competenze, capacità, esperienza, bagaglio di esperienze.
“Caregiver”: assistente familiare, a domicilio, assistente domestico, badante.
“Outdoor”: all’aperto, all’aria aperta, all’esterno.
“Indoor“: al coperto, al chiuso.
“Premiership”: carica, mandato, candidatura.
“Match”: incontro, gara, partita, competizione, sfida, confronto, lotta.
“Blackout”: interruzione elettrica, oscuramento, buio improvviso.
“Alert”: allarme, avviso di emergenza, mettere in guardia.
“Spot”: annuncio pubblicitario, messaggio, comunicato, spazio pubblicitario, promozione, pubblicità.
“Partner”: socio, collaboratore, collega, alleato, associato, marito-moglie, convivente, fidanzata (o), amica (o), compagna (o).
“Slogan”: motto pubblicitario, frase ad effetto, sintetica, riassuntiva, concetto sintetico, frase fatta.
“Live”: dal vivo, in tempo reale, in diretta.
“Festival”: manifestazione, gara, appuntamento artistico organizzato.
“Meeting”: incontro, convegno, congresso, assemblea, riunione, raduno, conferenza, manifestazione, tavola rotonda.
“Top”: canotta, canottiera, corpetto, corpino, bustino.
“Green”: verde (!!!)
“Gadget”: omaggio, regalo, accessorio in omaggio, allegato.
Tanto per citare alcuni dei 3500 INUTILI anglismi (monitoraggio del 2020) che vanno tanto di moda da moltissimi anni tra coloro che amano profondamente la lingua italiana e, quindi, ne vanno orgogliosamente fieri.

© Riproduzione riservata